DUE RITR’ATTI UNICI

Uno spettacolo concentrico per appartamenti, spazi teatrali, luoghi piccoli e non convenzionali.

Un esperimento di contaminazione di ruoli e di drammaturgie contemporanee.

Uno spettacolo alla finestra.

Due atti unici, due ritratti unici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

un progetto ideato da Marco Monfredini

1° Atto
liberamente tratto da La chiave dell’ascensore di Agota Kristof
interpretato da Chiara Cardea e diretto da Marco Monfredini
voce fuori campo Salvo Montalto

2° Atto
Happy Old Year di Marco Monfredini
interpretato da Marco Monfredini e diretto da Chiara Cardea

tecniche e organizzazione Valentina De Luca

produzione 2015/2016

Due atti che raccontano due storie apparentemente distinte.
La storia di una donna e quella di un uomo.
Entrambi i protagonisti sono chiusi in casa, dentro una stanza.
Entrambi osservano e commentano il mondo.
Entrambi guardano da una finestra.
Entrambi vengono guardati da una finestra.
Tutti e due aspettano qualcuno e che qualcosa accada.
Per entrambi c’è il riflesso della vita nella morte.

Nel primo atto possiamo ascoltare la disperazione nella voce sicura della donna. Nel secondo atto assistiamo al modo spasmodico dell’uomo nello stare al mondo. Due storie che vivono e respirano l’una dentro l’altra contaminandosi reciprocamente. Due storie che dialogano a distanza lanciandosi messaggi in bottiglia.

 

1° Atto
Liberamente tratto da La chiave dell’ascensore

La protagonista, una donna, attende.
Una chiave serve, di per sé, per entrare. Una chiave può essere determinante per uscire. Una finestra fa entrare la luce, gli odori e i suoni del mondo là fuori, nella pianura. Una finestra chiusa, chiude anche una porta. Ma di chi è la scelta? Una principessa aspetta il suo principe arroccata nel castello, vestita a festa. Un principe che forse non arriverà mai. E l’attesa è struggente. Anche la donna, la protagonista, aspetta, ma non invano. Perché il marito, il suo principe, torna a casa tutte le sere, dopo il lavoro, e la ama. Fino a toglierle il fiato.La principessa osservando lo specchio dell’attesa si ritrova vecchia. La donna lo specchio non può più guardarlo. Ma la principessa è triste mentre la protagonista è felice, perché l’attesa è una cosa meravigliosa, quando si è sicuri. La pianura che un tempo era capace di regalare odori, suoni e forme idilliache ora viene divorata velocemente dalla città che avanza. Lo stesso avanzare con cui il marito si appropria del corpo della moglie. Un’iniezione e tutto passa, grazie all’aiuto e al potere della scienza. La voce c’è per farsi sentire e la donna ormai vittima e carnefice, non permetterà all’oggetto del suo amore di privarla dell’ultima cosa che le è rimasta: la voce. La voce per farsi ascoltare. La voce per poter raccontare la sua storia.

2° Atto
Happy Old Year

Happy old year. Felice anno vecchio. Un uomo e il capodanno del 2011. Tutti festeggiano. Lui è solo. Per scelta. Come mai? Si muove tra le pareti di casa. Sta li  ad ascoltare i botti in lontananza,la gente pronta a festeggiare e il rumore sordo dei suoi pensieri e delle sue parole che si fanno man mano serene. Prova finalmente a vivere il presente, senza pensieri al passato o verso un futuro, incerto. Il passato è l’unico “tempo sicuro”, il solo che  possa  essere festeggiato, semplicemente per il fatto d’essere l’unico realmente esistito. Happy old year. Felice anno vecchio. L’uomo osserva il suo ordine, la disposizione degli oggetti di casa e dei suoi desideri. Nessuno ora può più distrarlo, nessuno può più sentirlo.