Recensione e foto di Tricher 4_selodicelaTValloraèvero dall’E45 Napoli Fringe Festival

L’insidia truffaldina della Parola

Recensione di Michele Di Donato

In un tempo in cui “crisi” è parola che entra nelle case dalla televisione per non più uscirne, è plausibile che essa entri anche in teatro (in cui forse era presente già da prima di estendersi in modo generalizzato e profondo agli altri comparti della società) per farsi oggetto di scena, e che lo faccia proprio insieme alla televisione medesima. Di più: la parola crisi si fa oggetto di lavoro teatrale. TRICHER 4_selodicelaTValloraèvero è un lavoro sulla crisi. È un mea culpa recitato per interposta persona da un segmento sociale – quello del nostro tempo – che è formalmente inconsapevole (ma fino a che punto?) della ciarla menzognera a cui è sottoposto.
La Sala Polifunzionale del Museo MADRE si trasforma così in una sorta di confessionale aperto, in cui cinque tonache scure fanno da tramite tra la coscienza etica, grande assente del nostro tempo, e l’incoscienza della Parola in cui si traduce e si rivela il sottotesto del non detto.
Ed è la Parola l’assoluta protagonista del lavoro di Mo.Lem Teatro: regia collettiva di un testo che gioca e ricerca (o ricerca giocando?), plasmando la materia flessibile del Linguaggio come plastilina malleabile, le cui sfumature di senso (e di non senso) s’addensano in un caleidoscopico succedersi di calembour e giochi di parole, in cui l’assonante ed il dissonante producono un effetto di suadente affabulazione. Il tutto condito da una motilità quasi incessante in scena, che coagula il Linguaggio dei corpi attorno alla verbalità del testo.
Cinque tonache in scena a celebrare laica liturgia teatrale, a far del Linguaggio veicolo d’espiazione, attraversando le fasi necessarie della confessione, dell’eucarestia, della purificazione catartica; delle cinque tonache, quattro contengono ragazze e impiccano una Barbie al collo, la quinta tonaca ospita una caricatura pretesca. Essi sono il tramite attraverso il quale si ammanniscono le tante verità preconfezionate e preplasmate su cui si fonda l’ipocrisia sociale, quell’arte subdola che nelle corti rinascimentali s’etichettava come “dissimulazione onesta” e che ebbe teorizzazione benevola ad opera di Torquato Accetto (Della dissimulazione onesta).
TRICHER 4_SelodicelaTValloraèvero è opera sovrabbondante che esaspera all’estremo il concetto di crisi contemporanea, decodificando (o anche ricodificando) il valore mediatico della Parola, la sua valenza polimorfa che le fa mutare di senso mediante semplici sfumature, che racconta della progressiva reificazione dell’individuo massificato, confuso dal sovrapporsi di immagini e termini che pervicacemente rimestano, intorbidano, disorientano, generano confusione fra il vero ed il verosimile, strizzando l’occhio alla filosofia del linguaggio di Wittgenstein ed ai suoi giochi linguistici.
La strumentazione di scena di cui ci si avvale contempera corpi, voci e piccoli schermi a tubo catodico, emblematici più d’ogni altro elemento di quanto e come la comunicazione mediatica possa assurgere a cavallo di Troia attraverso cui inoculare verità addomesticate, fandonie en travesti.
Anche la catarsi appare fittizia, espediente, pausa buia fra due immagini, fra le impressioni fallaci offerte e demistificate; perché la demistificazione è lo scopo primo che ci appare nelle intenzioni di MO.Lem Teatro. L’esperimento riesce perché affabula senza disperdersi, lasciando nello spettatore l’impressione di essersi divertito nel rivedersi imbrogliato e imbrigliato – giochiamo anche noi! – nella miriade di giochi verbali (“tricher” in francese significa appunto “imbrogliare”), ma alla fine ci si porta dietro anche la sensazione di voler far mente locale permanente sulla truffa quotidiana che tenta d’ottenebrare il pensiero e d’addomesticare le coscienze, provando persino ad inquinare la memoria storica, a breve o lungo raggio che sia.
Un buon lavoro, testimonianza della capacità di resistenza della Parola contro il suo farsi menzogna.

Fringe E45
Tricher 4_selodicelaTValloraèvero
coordinamento e regia Marco Ivaldi, Marco Monfredini, Francesca Tortora
con Chiara Cardea, Roberta Maraini, Silvia Mercuriati, Salvo Montalto, Elena Pisu
direzione tecnica Andrea Sancio Sangiorgi
produzione MO.Lem (Movimento Libere Espressioni Metropolitane: Anticamera Teatro. Chi per Es Teatro, Grimaco movimenti_umani, Ivaldi|Mercuriati, Chiara Cardea)
in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival – E45 Napoli Fringe Festival
in collaborazione con Stalker Teatro – Officine CAOS
lingua italiano
durata 1h 10’
Napoli, Museo MADRE – Sala Polifunzionale, 7 giugno 2013
in scena 6 e 7 giugno 2013

Foto:Marco Monfredini