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Vecchi Tempi da Harold Pinter
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Regia:
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Alfredo Merolli, Enrico Seimandi
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Costumi:
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Roberta Di Martino
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Scene:
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Alfredo Merolli, Enrico Seimandi
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Con:
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Claudia Novaretto, Fabio Maria Palazzolo, Ludovica Poli
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Esclusivo e isolante era il calore della trascorsa amicizia fra Kate e Anna. Asfissiante e con minimi spiragli è l’attuale ménage tra Kate e Deeley.
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Un alito di vecchi tempi in volata di ritorno. Lirrompere di Anna nella routine matrimoniale di Kate e Deeley risolleva polverosi ricordi. Allora come
ora i tre si avvicinano e, grazie ad una tremenda facoltà umana si sbriciolano a vicenda.
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Una vampiresca diffidenza aleggia lungo il testo. I tre si sottopongono a crudeli interrogatori e vigliacche accuse, perché mascherate da fumosi ricordi. Come intorno ad un misterioso omicidio si addensano dubbi e sospetti. Tutti puntano il dito, tutti dissimulano e tutti hanno paura. Affogati
nel dolore, senza vie d’uscita, continuano a scontrarsi, si agitano, alzano la voce e tacciono.
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Anna nel suo isterico ruotare intorno al mondo che gira però inevitabilmente più veloce.
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Deeley, sprofondato nella frustrante realtà del bimbo allattato a sogni di onnipotenza e risvegliato a una realtà che lo deride
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Kate, immersa in un silenzio che sembra portatore di misteriosa gioia, ma troppo ambiguo e personale per condividerlo con altri.
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Trabocca langoscia, secreta dal cervello che lacrima limpossibile compito di conoscere-possedere una persona. Conoscere-possedere. E una trappola in cui la nostra saccenza millenaria continua a farci cadere.
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E’ impossibile capire a fondo una poesia, figurarsi una persona
Enrico Seimandi
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