PER NON PERDERMI

| un non documentario girato nei Territori Occupati Palestinesi| una dichiarazione d’amore e di violenza |

Soggetto, riprese e regia Marco Monfredini
Con Elena Pisu
Montaggio Matteo Sylvan, Marco Monfredini
Produzione 2012/2013

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con l’associazione palestinese YDA, lo Yafa Cultural Center di Nablus e le Officine Caos – Stalker Teatro| con il sostegno del progetto DE.MO./Movin’up 2012 a cura di Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee con la partecipazione di Direzione Generale per lo Spettacolo dal Vivo e GAI – Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani | with the support of the Roberto Cimetta Fund| Lo Spettacolo teatrale da cui è tratto/ispirato è stato vincitore di CrashTestFestival2013 – Collisioni di Teatro Contemporaneo|

“Per non perdermi” è un cortometraggio figlio dello spettacolo teatrale bordermindproject che la compagnia Anticamera Teatro ha realizzato, in collaborazione con Grimaco Movimenti_umani, durante una residenza creativa presso lo Yafa Cultural Center del Balata Refugee Camp nei pressi di Nablus, in varie location dei Territori Occupati Palestinesi tra novembre e dicembre 2012.

“Per non perdermi” contiene parti dello spettacolo teatrale decontestualizzate dal palcoscenico, ri-strutturate e inserite-performate in location naturali dei Territori Palestinesi. Il risultato è una dichiarazione d’amore e di violenza che assume una forma intrisa di significati e suggestioni diverse dal lavoro teatrale, nonostante la SEPARAZIONE sia il tema principale di entrambe le opere. Separazione dalla propria terra, dalla propria casa, ma soprattutto dalla propria identità. Da riaffermare giorno per giorno.

La protagonista, una figura leggera su un asfalto pesante, corre per non perdersi. Per arrivare fin dove è necessario. Per scavalcare le barriere fisiche e mentali. Sta ferma e immobile, danza mentre la guerra la circonda e divora non solo la sua carne. L’odio lo tratta dapprima con imbarazzo, poi con rabbia fino ad arrivare al distacco. Cammina a ridosso di confini instabili che possono essere ritrattati e riposizionati in ogni momento. Prega anche se non sa che Dio pregare, se un Dio c’è. La violenza la fa animale per resistere ad altra violenza, inutilmente. Comprende che solo con l’amore si possono guarire le ferite e ripartire. E’ pronta a rinascere e correre, questa volta, per perdersi. Oltre ogni confine. Oltre qualsiasi linea di separazione. Per ricominciare.

 

Foto backstage Valentina De Luca