2011/12

Anticamera sta lavorando alla progettazione
di una nuova produzione per l’anno 2011/12:

DUE RITR’ATTI UNICI

Un progetto di Marco Monfredini

Due atti unici, uno in bianco e nero e uno a colori.

1 ATTO – La chiave dell’ascensore di Agota Kristof (B/N)

2 ATTO – Happy Old Year di Marco Monfredini (Colori)

1 Atto – una donna

2 Atto – un uomo

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1° Atto  “Cosa”

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La chiave dell’ascensore

Una chiave serve, di per sé, per entrare. Una chiave può essere determinante per uscire. Entrare e uscire o… restare. La protagonista, la donna, appartiene. Non è più. E’ stata. Il tavolo è un oggetto statico. La finestra fa entrare la luce, gli odori e i suoni del mondo là fuori, nella pianura. Una finestra chiusa, chiude anche una porta. Se la chiave è di un ascensore, il movimento vitale diventa anche salire e scendere…o stare fermi. Ma di chi è la scelta? Una principessa aspetta il suo principe arroccato nel castello, vestita a festa. Un principe che forse non arriverà mai. E l’attesa è struggente. L’attesa può portare alla morte.

“Che ci faccio qui in questa solitudine?

Anche la protagonista aspetta, ma non invano. Perché il marito, (il suo principe) torna a casa tutte le sere, dopo il lavoro, e la ama. Fino a toglierle il fiato. “Non conosco la solitudine. Al mattino lui parte per la pianura, ma torna tutte le sere”. La principessa osservando lo specchio dell’attesa si ritrova vecchia. “Si avvicinò ad uno specchio. Una donna sconosciuta la guardava”. La donna lo specchio non può più guardarlo. “Non ho più gli occhi. Perché le luci non mi disturbino…per il nostro amore”. Ma la principessa è triste mentre la protagonista no, lei è felice. “Che cosa meravigliosa è l’attesa quando si è sicuri…”.

La pianura che un tempo era capace di regalare odori, suoni e forme idilliache ora viene divorata velocemente dalla città che avanza. Lo stesso avanzare con cui il marito divora il corpo della moglie.

Gli occhi, le gambe le orecchie fanno quello che possono. Ma ora non possono più. Per il suo, per il loro bene, “comanda gentilmente” il marito. “Un’iniezione e tutto passa, solo una piccola iniezione” grazie all’aiuto e al potere della scienza. Dopo averla privata del movimento, dell’udito e della vista, all’uomo non resterà che cercare di zittire il suono della sua voce, oramai solo capace di lamenti. Ma la voce c’ è per farsi sentire. E la vittima-carnefice, complice di lui e di se stessa, dopo aver “accettato” le mutilazioni, non permetterà all’oggetto del suo amore di privarla dell’ultima cosa che le è rimasta: la voce.

La voce per farsi ascoltare. La voce per poter raccontare la sua storia.

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2° Atto  “Cosa”

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Happy Old Year

Happy old year. Felice anno vecchio. Un uomo e il capodanno del 2011.

Tutti festeggiano. Lui è solo. Per scelta. Come mai? Si muove tra le pareti di casa. Sta li  ad ascoltare i botti in lontananza,la gente pronta a festeggiare e il rumore sordo dei suoi pensieri e delle sue parole che si fanno man mano serene. Prova finalmente a vivere il presente, senza pensieri al passato o verso un futuro, incerto. Il passato è l’unico “tempo sicuro”, il solo che  possa  essere festeggiato, semplicemente per il fatto d’essere l’unico realmente esistito. Happy old year. Felice anno vecchio. L’uomo osserva il suo ordine, la disposizione degli oggetti di casa e dei suoi desideri. Nessuno ora può più distrarlo, nessuno può più sentirlo.

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2 RITR’ATTI  “Perché”

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Due atti che raccontano due storie apparentemente distinte. La storia di una donna e quella di un uomo. Il tema centrale è la separazione da se e dall’altro. Se in un caso la separazione è dolorosa per l’esasperata dipendenza, nell’altro invece proprio per l’assenza di soffocamento. La prima è una storia cupa, angosciosa e con l’assenza di un respiro edificante. La seconda si permette dei toni più ovattati,  coinvolgenti e con un respiro più delicato. Entrambi sono chiusi in una casa, in una stanza. Entrambi osservano e commentano il mondo abitandolo da dentro…o da fuori. Entrambi guardano da una finestra. Entrambi vengono guardati da una finestra. Tutti e due aspettano qualcuno e che qualcosa accada. Per entrambi c’è il riflesso della vita nella morte. Se della donna del 1 atto possiamo ascoltare l’urlo di disperazione per la lenta mutilazione delle sue sensorialità, dell’uomo del 2° possiamo riconoscere l’uso spasmodico di esse nel partecipare al mondo. Il grido della donna del 1 atto pare essere ascoltato dall’uomo del 2° che tratta invece la sua relazione in tutt’altro modo. L’uomo del 2° usa gli oggetti di casa in maniera differente dalla donna del 1°. Le due storie vivono e respirano l’una dentro l’altra contaminandosi emozionalmente per creare una curva emotivamente sinusoidale nei due atti. Dialogano a distanza lanciandosi messaggi in bottiglia. La stessa casa contiene le due storie ma in modo diverso.



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